MI PRESENTO

Mi chiamo Enrica Vanni e da più di quindici anni opero nel campo delle relazioni d’aiuto con il titolo di Psicologa prima e Psicoterapeuta poi, con l’intento di unire insieme tecniche innovative delle metodologie integrate per la propria evoluzione personale.

Un approccio psicoterapeutico che vede la Mente al servizio del Cuore, e supporta l’individuo nella scoperta di un senso più profondo della propria esistenza.

LA MIA FORMAZIONE PROFESSIONALE

Dopo un percorso triennale in Scienze Psicologiche ad indirizzo infanzia e adolescenza e un periodo presso la Masaryk University di Brno (Repubblica Ceca), ho conseguito nel 2010 una laurea in Psicologia ad indirizzo clinico presso l’Università D’Annunzio di Chieti.
Dopo l’esame per abilitarmi alla professione di Psicologo, mi sono iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi del Molise con il n.316.
Nel 2017, dopo un percorso di formazione quadriennale, ho conseguito la specializzazione in Psicoterapia presso l’Istituto Aspic di Roma ad Orientamento Pluralistico Umanistico Integrato.

Nella pratica della Psicoterapia, la metodologia integrata abbraccia una particolare attitudine, agisce contemporaneamente su più livelli di lavoro, siano essi di natura emozionale, spirituale, cognitiva, comportamentale o fisiologica. Lo scopo è quello di massimizzare la qualità dell’esperienza di vita dell’essere umano, supportando il suo funzionamento intrapsichico, interpersonale e sociopolitico, con il dovuto riguardo ai limiti personali e ai vincoli esterni che possiede.

Negli anni ho ampliato le mie competenze con i primi due livelli di formazione in EFT – Emotionally Focused Therapy – e come conduttore del gruppo Hold Me Tight® (gruppi di accrescimento del benessere di coppia ideati da Sue Johnson).
Seguo l’approccio EFT dal primo convegno “Attaccamento e Sessualità” tenuto da Sue Johnson a Roma nel 2017, un approccio innovativo, centrato sulle emozioni, che supporta le coppie nella costruzione di relazioni sicure e gratificanti.

Ho conseguito una specializzazione presso il Dipartimento Politiche Antidroga in “Formazione Multidisciplinare sulle dipendenze”. Sono inoltre trainer nel programma “COS-P, Circle of Security – parenting”, un approccio di sostegno alla genitorialità riconosciuto a livello internazionale.

Nel 2021 mi sono avvicinata alla Compassion Focused Therapy, un approccio esperienziale ideato da Paul Gilbert che promuove, attraverso esercizi specifici, lo sviluppo della compassione verso sé stessi e verso gli altri, lavorando specificatamente per ridurre l’autocritica, l’ansia e la vergogna alla base di numerose sintomatologie psicopatologiche e psicosomatiche.

A marzo 2023 ho conseguito un Master in PNEI (Psico-Neuro-endocrino–immunologia) presso l’Università Cattolica di Roma con una tesi dal titolo “La scienza del respiro: tipologie, fondamenti ed effetti” che ha raccolto il frutto del corso di rilassamento che ho ideato e condotto in circa 8 anni di ricerca e attività.

OLTRE LA FORMAZIONE...

Da sempre orientata a rendere gli studi un atto concreto di aiuto, ho spaziato negli anni in numerose attività professionali: ero curiosa, sentivo la necessità di sperimentare questo lavoro per conoscerne il suo reale potere di aiuto. Del resto,

Come potevo proseguire in una direzione se non ne conoscevo l’effettivo potenziale?

I primi tirocini universitari si svolsero presso il Servizio di Neuropsichiatria infantile di Campobasso, dove approfondii i principi della Comunicazione Aumentativa Alternativa e della disabilità, nei servizi di Alcologia e in un reparto di malattie oncologiche terminali a Pescara.

Nel 2011 iniziai la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia e mi trasferii a Torino per lavorare in una comunità terapeutica che si occupava di tematiche alcol – correlate e tossicodipendenze in comorbilità psichiatrica. Conseguivo studi sull’attaccamento, ero affascinata da quel legame primordiale da cui tutto sembrava avere un’origine.

Scelsi una scuola ad indirizzo integrato ed esperienziale: teoria sì, ma molte ore di pratica, affiancate, obbligatoriamente, da sessioni di terapia individuale, gruppo e supervisioni per l’intera durata della scuola. Il presupposto della formazione era chiaro: per diventare un professionista qualificato e competente, è imprescindibile lavorare su di Sè, sulle proprie dinamiche psicologiche ed esistenziali. Fu così che imparai a sperimentare personalmente metodiche e strumenti, prima ancora di assimilarne le tecniche.

Dopo anni intensi di viaggi tra Roma, Torino e Milano, mi licenziai e tornai nella mia città natale. Sentivo che questo mestiere aveva bisogno di muoversi liberamente. Decisi di tornare per aiutare le persone della mia città. Fu una scelta. Iniziai così a promuovermi sul territorio, aprendo uno sportello di ascolto presso una farmacia, promuovendo progetti nelle scuole e collaborando con il Servizio per le tossicodipendenze presso la ASL di Campobasso.

Furono anni di grande fermento in cui viaggiavo in due direzioni opposte: da una parte assistevo al procedere di un viaggio, emarginato, dolorante e disfunzionale.
L’approccio alle dipendenze, famiglie che vagavano alla ricerca di aiuto, una comunità territoriale che inciampava nell’irretimento e nel pregiudizio. Così, con la collaborazione di un team affiatato, creai un gruppo per accogliere genitori di figli con tematiche di dipendenze (sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo, problematiche alcol-correlate). Conobbi la realtà carceraria, dove condussi progetti per l’educazione emotiva con l’utilizzo di tecniche di rilassamento e frequentai per un anno l’Italian School of Addiction presso il Dipartimento Politiche Antidroga.

Dall’altra, ero trasportata dall’entusiasmo che accompagna gli inizi: promuovevo nelle scuole progetti sull’educazione emotiva, ideavo “palestre emotive” per bambini, adolescenti, dirigenti scolastici, insegnanti ed accoglievo genitori in gruppi dedicati, per sostenerli nel delicato compito di educare i propri figli. Ne feci una tesi sperimentale, un progetto durato 3 anni sotto la supervisione della Prof.ssa Donata Francescato.
Nacquero così esperienze umane e collaborazioni professionali preziose e nutrienti. Seminavo ed integravo. Ma più studiavo e approfondivo, più sentivo che mancava un passaggio.

Nel 2015, a seguito di un importante intervento chirurgico, mi avvicinai nuovamente al mondo della bioenergetica e alla meditazione.

Cosa succede al corpo quando si entra nel suo funzionamento più intimo?

Quanto questo ci condiziona, in termini di rapporto con il proprio corpo, con la percezione che abbiamo di esso e sulle scelte che compiamo per aiutarlo?

Frequentai un corso a Milano, dove si parlava di come ripristinare un equilibrio tra mente e corpo, di questi scambi energetici per alleviare le tensioni e gestire i livelli di stress quotidiani. Nonostante un iniziale approccio scettico, sentivo il mio corpo risvegliarsi dal torpore. Mi lasciai guidare e feci regolarmente esercizi per anni. 

Quando fu il momento, approfondii gli studi e nacquero così così i primi corsi di rilassamento. Quando proponevo ai clienti tecniche specifiche di rilassamento o respirazione, accedevano ad una comprensione di sé più presente e connessa al proprio corpo. In breve tempo gli incontri divennero un punto di riferimento per allenare il benessere attraverso il sentire, il percepire il proprio corpo dall’interno, condividendo, in un gruppo dedicato, l’esperienza del vivere la presenza consapevole e vigile con altre persone con lo stesso intento. Prendere e donare serenità, in un ascolto attivo ed emotivamente partecipe.

La vita che sto vivendo, le scelte che compio quotidianamente,
sono mie personali o il frutto di comportamenti appresi?

Sperimentate durante un workshop formativo della Scuola di Specializzazione, approcciai nel 2011 al mondo delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger. Iniziò così un percorso che durò un decennio anni, in cui ritrovai, tra le altre cose, gli studi sui copioni familiari, sviluppati da Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale.
I copioni familiari sono pattern di comportamenti appresi durante l’infanzia da cui l’individuo parte per costruire le risposte, pensieri, aspettative e le emozioni che utilizzerà nell’intero arco della sua vita. Riconoscerli e portarli alla consapevolezza vuol dire aiutare la persona ad essere presente a sé stessa. Solo così potrà accedere ad un proprio piano di responsabilità, scegliere, coniugando le proprie esigenze personali in azione concrete, non più fotocopiate dalla matrice familiare. Una possibilità concreta per far luce sull’origine sistemica e familiare di un proprio nodo esistenziale.

E come fa un avvenimento compiuto da una persona che neanche ho conosciuto,
ad incidere così tanto nel mio presente?

Anni più tardi, studi scientifici derivanti dall’epigenetica (disciplina che studia come l’esposizione a fattori ambientali possano modificare l’espressione dei geni pur senza modificare la sequenza del DNA) fecero luce su questo punto cruciale. Le esperienze vissute nel corso della vita, in particolare quelle traumatiche, avrebbero un impatto concreto sulla famiglia per le generazioni a venire. Non siamo solo il frutto delle nostre esperienze ma anche di ciò che è avvenuto prima di noi. Aver consapevolezza di questo ci permette di maturare diversamente le esperienze vissute e di volgere, con la dovuta cura, le nostre scelte, azioni e comportamenti nella direzione più vicina al nostro sentire.

Una cosa diventava sempre più chiara: oltre il visibile, c’è l’invisibile.

Arrivò il 2021, e con sé due eventi significativi: il Master in PNEI presso la Cattolica di Roma e l’incontro un uomo straordinario.

La PNEI è una disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra la nostra psiche e i sistemi biologici del nostro organismo e coinvolge nel suo approccio le più recenti ricerche in ambito Psicologico, Neurologico, Endocrinologico ed Immunologico.
Lo studio dell’interazione tra questi sistemi ha fornito negli ultimi anni dati rivoluzionari per lo studio del funzionamento umano, introducendo aspetti “invisibili” nel trattamento terapeutico. Scoprire che i mesi prima del concepimento possano incidere significativamente nella crescita di un bambino. Guardare le imprese che il sistema immunitario compie per attivare e mantenere continuamente le nostre difese. Un sistema ormonale che risponde e modula le sue operazioni tenendo conto del vissuto emotivo di quel momento.

Alla parola integrazione se ne affiancava un’altra: connessione.

Siamo fatti di atomi, di equilibri di forze e particelle subatomiche che interagiscono continuamente dentro di noi, eppure non sono visibili a occhio nudo. La costruzione di un pensiero o la nascita di un’emozione sono nati nell’invisibilità. Nei secoli la scienza ha osservato, misurato e spiegato questi fenomeni invisibili e attraverso misurazioni ed esperimenti ad hoc li ha resi visibili, reali.

Solo perché non si vede non vuol dire che non esiste.

Contattai Sergio nell’ottobre 2020. Era quel periodo in cui le regioni venivano chiuse e non era possibile viaggiare per via delle restrizioni post Covid. Programmammo diverse volte un appuntamento e ogni volta un ostacolo, un intoppo. Le cose buone hanno bisogno di tempo… Sapevo fosse un Pranopratico e, semplicemente, mi affidai. Questo era inusuale per me all’epoca. Venivo da anni di studi, ricerche scientifiche, aggiornamenti continui. Le cose avevano sempre un perché, c’era sempre qualcos’altro da studiare, da approfondire, da indagare. Sentivo, certo, ma ero allenata ad elaborare informazioni, a cercare una spiegazione alle cose.

Ma io non cercavo il perché. Cercavo un senso.

Ho passato anni accompagnata dalla fastidiosa sensazione di essere sempre ad un passo dal comprendere qualcos’altro, ma sui libri quel qualcosa non c’era. Speravo che un giorno quella sensazione si potesse placare, sembrava non arrivare mai. Quando incontrai Sergio la curiosità si spense, c’era solo una sensazione di pace dentro me. Mi sentivo a casa. Quando parlavo con lui mi illuminavo, sentivo letteralmente accendersi una luce nel profondo. Sentivo come una speranza che si risvegliava nel mio cuore, improvvisa. Sentivo che qualunque fosse la preoccupazione del momento, si assopiva, lasciando un senso di calma profonda, commovente. Come se improvvisamente mi riappropriassi di un amore universale, che avvolgeva non solo me, si espandeva. Era più ampio, più irradiato e avvolgeva il mio corpo, il mio cuore e la mia anima in un senso profondo di rassicurazione. Inizialmente queste sensazioni duravano qualche ora, a volte qualche giorno e poi tornavo a sentire la mia vita come in precedenza. Tornava la mente, tornava l’eco di domande per cui cercare una risposta.

Cosa mi succedeva? Come poter spiegare queste sensazioni meravigliose? A chi, poi?

Non lo sapevo, non avevo una risposta. E quel che era strabiliante è che non mi interessava cercare una risposta a questo. Era così e basta. Lo sentivo e basta. Era un’esperienza talmente intensa che non riuscivo a razionalizzarla. Non che mi importasse in realtà. Sapevo che stava succedendo, sapevo che era reale e ogni volta, riuscivo a mantenere per qualche momento in più quella sensazione.

Il buio è buio. Finché non arriva la luce.

L’integrazione e lo studio dell’interconnessione continuano tutt’oggi, orientate con vigore alla
costruzione di un aiuto che possa diventare ogni giorno concretamente efficace. Siano esse
visibili o meno, esistono numerose parti che ci compongono. Mente, corpo, emozioni, storia
familiare e anima non sono altro che straordinarie e definite “parti del Sé”.

L’augurio più fulgido è che quel giardino fertile chiamato Psicoterapia possa riconoscerle ed includerle nella sua pratica, aprendo una nuova e concreta visione sul concetto di “salute”, e che il cuore di ciascun professionista che opera nel campo delle relazioni di aiuto, coraggiosamente fiorisca.