Il rumore degli altri e il silenzio del sé

C’è un momento preciso nella storia di molte persone: quello in cui il mondo esterno smette di essere un panorama da osservare e diventa una lente che deforma tutto. Questo accade quando, quasi senza accorgercene, iniziamo a dare più valore a ciò che gli altri si aspettano da noi rispetto a ciò che vibra dentro di noi.

Incontro spesso questa forma di sofferenza silenziosa, questa abitudine di sintonizzarsi costantemente sulle frequenze altrui, abbassando costantemente il volume del proprio sentire.

L’inversione della nostra bussola interiore

Lasciare che il giudizio degli altri sovrasti la propria identità non è una debolezza del carattere. Spesso è un meccanismo, una strategia di adattamento che un tempo è servita per sentirci protetti. Il problema sorge quando questa protezione si trasforma in una prigione. Il parere esterno diventa il criterio primario di scelta, si verifica un fenomeno esistenziale profondo: l’allontanamento dal proprio corpo, dal proprio sentire e dalle proprie emozioni. Smettere di ascoltarsi significa di fatto esiliarsi dalla propria vita. Ci si ritrova a muoversi nel mondo recitando un copione scritto da altri avvertendo un senso di vuoto che nessuna approvazione esterna potrà mai colmare.

Il dovere verso sé stessi

Dal punto di vista della crescita personale, riappropriarsi del proprio spazio interiore non è un atto di ribellione, al contrario, è un atto di piena responsabilità verso sé stessi. La salute psicologica non risiede nell’isolamento dal mondo, ma nella capacità di abitarlo, rimanendo integri. Per fare spazio a sé stessi è necessario tollerare il conflitto del disaccordo. Significa accettare che il nostro mondo interiore e il nostro modo di essere possa deludere le aspettative di chi ci circonda, comprendendo che la disapprovazione altrui è un prezzo da pagare infinitamente minore rispetto alla perdita della nostra autenticità.

Abitare il proprio sentire

Il percorso del ritorno a sé stessi comincia nel silenzio, implica il coraggio di fermarsi un momento e di porsi delle domande apparentemente semplici ma profondamente riflessive: “in questo preciso momento, dove sono io? ciò che sto scegliendo e sentendo appartiene a me o è riflesso di un desiderio che non mi corrisponde?” Riconnettersi con la propria verità profonda è un cammino necessario che richiede il rispetto assoluto dei nostri tempi ed è l’unico viaggio che ci permette di tornare a casa.

Condividi con

ARTICOLI CORRELATI

Contattami

Ricevo su appuntamento presso il mio studio a Campobasso,
Sito in Via Sant’Antonio dei Lazzari n°13.