In terapia quando chiedo alla persona secondo quali criteri abbia elaborato un’informazione o come abbia mantenuto nel tempo un certo modo di fare, mi accorgo che spesso è sprovvista di un sistema di osservazione.
Sovraccarichi di informazioni, saturi di conoscenze, con un piano emotivo in subbuglio deleghiamo il perché alla terapia, dimenticando completamente quanto tempo ci sia voluto per costruire un certo comportamento e soprattutto mantenerlo nel tempo.
L’allenamento olimpionico.
Abbiamo dimenticato quanto tempo abbiamo impiegato ad imparare a camminare.
E poi a correre, funzione superiore al camminare.
Se non sai camminare non puoi correre.
Non i primi passi, proprio camminare.
Coordinazione, orientamento, calcolo del peso, propriocezione e presenza. Mesi di prove ripetute. Che poi evolvono in un sistema complesso di movimenti, che vengono ripetuti ancora e ancora.
Lo abbiamo dimenticato, abbiamo fatto altro poi, siamo animali intelligenti ed evoluti, facciamo cose. Ma abbiamo imparato così, un numero infinito di tentativi, molti dei quali falliti che, ripetizione dopo ripetizione, ci hanno portato a svolgere una funzione che ad oggi che leggi queste righe dai per scontata.
Ecco. Questo è un allenamento olimpionico, magistrale.
Tutto ciò che impariamo segue un processo di apprendimento lungo e articolato, con allenamento costante che scorre meglio con una forte motivazione e un sistema di accudimento presente (su questo punto ci torneremo, merita una trattazione a parte).
Presenza, capacità di adattamento, osservazione e un allenamento olimpionico.
Quando si dice “ci vuole tempo” in realtà dovremmo dire, “mi sto allenando a capire come“.
Le illustrazione sono di Alev.Neto