Perché capire il tuo dolore non basta per liberarsene

Nel mondo dell’informazione si parla molto di potere della mente o di sola energia. Ma questi non sono mondi compartimentati, fanno parte di un sistema, coesistono e per capire a pieno il loro funzionamento abbiamo bisogno di creare un ponte.

Immagina l’essere umano come se fosse un computer: la mente è il software, i programmi, i pensieri, le memorie dei traumi subiti. La psicoterapia lavora sul software, mappa il disagio, analizza l’inconscio e aiuta a comprendere gli schemi emotivi che hai appreso e che più o meno consapevolmente continui a ripetere, a prescindere che siano più o meno funzionali per la tua vita o le relazioni che intrattieni. Esiste poi l’hardware, cioè l’insieme dei circuiti energetici e dei tuoi corpi sottili, la corrispondenza energetica di ogni parte che ci compone, parti vive che si muovono ed interagiscono continuamente tra loro.

Quando vivi un forte stress i cavi si surriscaldano e l’energia si blocca cristallizzandosi nel corpo: se ripari solo il software, ma i circuiti sono bruciati, il computer non si accende. Se ripari i cavi, ma il programma ha un virus si bloccherà nuovamente. Come quando capisci perfettamente che c’è qualcosa che non va, lo senti, ma nonostante tu lo sappia e lo senta, quel peso sul petto non se ne va. Questo succede perché capire le cose con la mente è solo la metà del lavoro. Poi, c’è tutto il resto.
Quando viviamo un trauma, un lutto o un periodo di forte ansia, il nostro intero sistema reagisce bloccandosi: la mente crea delle difese, il corpo si irrigidisce e l’impatto di quell’emozione scivola in profondità, si cristallizza nel corpo e nella sua struttura invisibile: il corpo energetico sottile.
Per completare il ripristino del sistema, occorre far ripartire contemporaneamente ogni livello: mentre la mente elabora e dà un senso al dolore, il lavoro energetico sottile scioglie fisicamente la memoria somatica del blocco, per far sì che il corpo torni a respirare. Da una parte il lavoro psicoterapeutico aiuterà a metabolizzare il vissuto doloroso. Dall’altra un sapiente lavoro energetico alleggerirà e scioglierà la carica che lo alimenta per evitare di sovraccaricare ulteriormente il sistema.
Per quanto si continui a staccare la spina, senza un’attenta elaborazione di quel che accade, la mente tornerà a ricreare lo stesso blocco.

È per questo che risulta essenziale un ponte, che unisca la mappa della mente alla realtà energetica, che vada oltre, per integrare le conoscenze. Due sguardi che si uniscono con un intento preciso: recuperare l’interezza dell’essere umano.

Non è magia, è un’architettura di trasformazione in cui la mente comprende l’energia e si libera nello stesso istante.

Le illustrazioni sono di Alev.Neto.

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