Ascoltar-si, una parola che nasconde un trucco: ascoltare + sì.
Ascoltarsi è una scelta, uno specchio senza ritorno, un salto nel vuoto, perché una volta fatto, non potrai mai sapere davvero cosa arriverà subito dopo. Puoi immaginarlo, ma non potrai esserne certo.
Ascoltare ciò che senti è difficile quando si ha paura. Ascoltar-si è ancora più difficile quando provi dolore.
Poiché il dolore è come una lente d’ingrandimento, ti permette di vedere negli spazi più piccoli, più angusti e più oscuri della nostra esistenza e noi di solito professiamo di cercare la luce.
Al dolore tocca uno dei mestieri più difficili di tutti: proteggere. Il dolore è tipo Heimdall, il guardiano di Asgard, che ha il compito di custodire il ponte Bifrost che collega il regno degli Dei con il mondo mortale. Ecco, ha il coraggio di proteggere le nostre ferite quando sono intollerabili. Sta sulla difensiva, ringhia ogni volta che lo si sfiora: forse è proprio questo che risulta così criptico, così selvatico.
In realtà vorrebbe solo scendere in campo come un combattente impavido per smantellare una patria che nessuno oserebbe avere come regno: le parti di te che ti fanno paura. Ma non può farlo da solo: per partire ha bisogno che tu lo decida.
Il dolore sa che dopo il salto nel vuoto c’è qualcosa per cui vale la pena combattere: il nostro magnifico, splendente e potente cuore, la sede luminosa della nostra essenza.
Quando incontrerai la paura e il dolore sul tuo cammino, sappi che ti stai avvicinando ad una terra desolata e selvaggia che ti metterà a dura prova: gestire le ferite di quel che hai vissuto, o ciò che rimane di esse. Anche questo fa parte del gioco. Fa che, quando arriverà il momento, con un sfioro di labbra, presente a te stesso, tu sia pronto a dire sì.
Non tutti i cambiamenti positivi appaiono positivi all’inizio.
Le immagini utilizzate sono dell’illustratice Alev.Neto.