Verso una prospettiva integrata

Voglio essere profondamente onesta con te. Il lavoro sui corpi sottili e sui campi energetici non è un approccio terapeutico riconosciuto dalla Scienza medica e dalla Psicologia ufficiale. Non troverai questo protocollo nei manuali accademici tradizionali e in alcun modo questo lavoro sostituirà le linee guida per un trattamento clinico psicologico.

Qui tolgo il “camice” e assumo la prospettiva di osservatore fenomenologico1. In questa sede osservo, racconto un processo. Questa per me rappresenta una scelta evolutiva, un’estensione naturale della mia prospettiva integrata.

Se l’essere umano è una totalità vivente, non posso ignorare l’energia che lo muove. La scienza è la mia radice, tutta la mia conoscenza psicologica ufficiale rimane lo scheletro (l’impalcatura), sicuro, etico e solido su cui poggia il percorso. Tuttavia l’energia è la mia chioma: i corpi sottili sono lo strumento in più per arrivare dove le sole parole non riescono, un lavoro armonioso sulla “frequenza”, oltre che sul significato.

La Psicologia fa un lavoro straordinario sulla mente e sul corpo fisico. Io ho scelto di fare un passo oltre, espandendo la mia visione verso una dimensione più ampia, che accoglie e riconosce anche i corpi sottili e la nostra dimensione energetica.

Il corpo fisico è la pianta, è la parte visibile, tangibile, radicata a terra. Quando si ammala mostra segnali precisi: foglie ingiallite che cadono, rami che si spezzano, fusto fragile. Per fare un parallelo con i sintomi, conosciamo questi elementi sotto il nome di tensioni, insonnia, stanchezza cronica, atteggiamenti depressivi, ecc. Ma curare solo la foglia non basta, se non guardiamo cosa succede nel resto della serra.

L’energia vitale, è una linfa, è l’acqua che scorre nei canali interni della pianta. Non la vedi esternamente ma ne percepisci gli effetti. Se la linfa non circola bene o ristagna, la pianta appassirà anche se il terreno è buono. Questo è il nostro livello energetico di base, quella vitalità energetica che ci fa sentire carichi o svuotati indipendentemente da quante ore dormiamo.

Il corpo emotivo è l’umidità dell’aria. Hai presente quando entri in una serra tropicale? L’aria si sente sulla pelle ancor prima di osservare qualsiasi altra cosa. Può essere leggera e rigenerante oppure pesante, satura, soffocante. Il nostro corpo emotivo è questo, il clima invisibile che creiamo intorno a noi con le nostre reazioni e tensioni trattenute, e quell’aria pesante che gli altri percepiscono quando entriamo in una stanza nervosi, anche se stiamo sorridendo.

Il corpo mentale è il vetro della serra, un materiale rigido. Le pareti di vetro rappresentano le nostre convinzioni, i traumi passati, gli schemi di pensiero, il dialogo interiore. Se il vetro è sporco di palta o addirittura dipinto di grigio, la luce non passerà, di conseguenza la pianta sottostante soffocherà. Non importa quanta acqua le darai.

Il motivo per cui i vecchi blocchi faticano a sciogliersi è che spesso lavoriamo su un solo livello.

Da qui nasce il senso di osservare il lavoro di un facilitatore energetico dei corpi sottili. II suo ruolo è quello di occuparsi del clima interno alla serra. Egli lavora sia sull’umidità stagnante che sui canali in cui scorre la linfa, non fa diagnosi mediche e non cura patologie, semplicemente riapre le finestre della serra, fa circolare aria pulita e riattiva tutto il flusso vitale congelato. Quando a livello energetico riusciamo a liberare sia la struttura mentale che l’ambiente in cui vive, la pianta (cioè il corpo fisico), torna a fiorire in modo spontaneo e naturale.

  1. ↩︎

L’osservazione fenomenologica è un metodo di indagine che osserva il fenomeno che accade senza inteferire con esso. Un fiore che sboccia è un fenomeno, la pioggia che cade è un fenomeno.

Le immagini utilizzate sono dell’illustratice Alev.Neto.

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